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Crisi economica, l’inizio della fine

Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni sono i segnali di una crisi economica profonda, che preannunciano ad un’apocalisse dell’economia, ma soprattutto del lavoro e dell’occupazione.
L’ultima notizia giunge da Sestri, in cui gli operai di Fincantieri, con gli impianti fermi per carenza di commesse e vedendo un futuro nero con la possibilità di chiusura del cantiere, decidono di occupare la fabbrica a tempo indeterminato e di bloccare la strada tra Sestri e Cornigliano. Conseguenza: traffico congestionato e molti automobilisti che applaudono sostenendo l’iniziativa. Incrociando il treno merci della vicina ferrovia, il macchinista saluta con il pugno chiuso in segno di solidarietà.

Cosa sta succedendo nel mondo economico?

Ci hanno raccontato la favola della globalizzazione e della necessità di migliorare la competitività e la produttività nei confronti di economie più efficienti, prendendo ad esempio quei Paesi che, negli anni dimostravano una migliore capacità nell’adeguarsi. Paesi come l’Irlanda e la Spagna, che recuperavano di gran carriera il divario con i Paesi sviluppati, fra i quali Inghilterra e Germania, solide economie e “fari” da prendere ad esempio per la loro superiorità, fra le grandi potenze mondiali.

La grande locomotiva USA, da cui ha avuto origine la Grande Crisi finanziaria.
Adesso ci dicono che la Cina sta rallentando in maniera preoccupante la sua corsa, a causa della contrazione degli ordinativi dei Paesi sviluppati. Il grande Dragone ha migliaia di rivolte interne ogni anno, di cui trapela poco all’esterno a causa del suo regime, e che al pari di tutti gli altri Paesi sviluppati, stanno chiudendo centinaia di migliaia di imprese.

La Grecia, ormai in palese default, è lo specchietto per le allodole, ce ne parlano tutti i giorni per distrarci dalla vera realtà: la vera origine della crisi economica, come tutti ben sappiamo, è responsabilità dei grandi gruppi bancari e finanziari mondiali e della loro speculazione.

Il problema è l’effetto di moltiplicazione (effetto “leva”) che “geni” di ingegneria finanziaria pagati milioni di dollari l’anno hanno messo a punto e, le grandi banche e finanziarie, principalmente americane e inglesi, hanno contribuito a diffondere nel mondo. E’ bene che la gente sappia che ci sono investimenti che possono essere fatti con un capitale minimo, ma che hanno sul mercato un’influenza 10 o 100 volte superiori, come nel caso dei future: investimenti in cui io posso decidere di mettere 5 ma con quel 5 mi è consentito di comprare per 50. E i guadagni sono in proporzione.

Strumenti come future e derivati sono alla portata di molti, ma i guadagni sono per pochi; pochi, disponendo delle conoscenze matematiche e delle reali informazioni sullo stato dei mercati, ne conoscono le vere potenzialità e riescono a trarne i reali benefici. I piccoli risparmiatori che provano ad avvicinarsi ne rimangono immancabilmente stritolati. E’ come giocare alla roulette contro il banco: vince sempre lui. E’ lui che ha messo a punto le regole del gioco.

E tutti questi guadagni dove sono andati a finire? Hanno contribuito, con la loro frenetica circolazione, a creare una crescita drogata dei mercati, facendo partire in tutto il mondo bolle speculative innaturali nell’immobiliare e nella finanziaria e portando tutte le economie a produrre sempre di più per poter rimanere “agganciati” a questa crescita artificiale. Questo era necessario per non rimanere indietro, per non impoverirsi. Alcuni ce l’hanno fatta, molti, i più stanno lentamente affondando in veloce impoverimento quotidiano che sta portando molte famiglie a perdere tutto ciò per cui avevano combattuto per anni, se non per generazioni: casa, auto, risparmi.

Tutto questo per l’arricchimento di pochi. Tutto questo per far sì che l’egemonia di Paesi come gli Stati Uniti, che avrebbero dovuto ridimensionarsi già negli anni ’90, non fosse perduta.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’economia USA è a pezzi e si regge solo sul continuo aumento del debito pubblico. Quanto producono realmente gli USA senza gli artifici della finanza? Avrebbero oggi la loro influenza se non avessero inventato questi diabolici strumenti?
La risposta è scontata: NO. Avrebbero dovuto rassegnarsi al declino, inaccettabile per la cultura americana.

L’attuale crisi ha portato alla recessione alla quale seguirà una stagflazione, fenomeno doloroso in cui l’inflazione si somma alla stagnazione dell’economia, con grande perdita di posti di lavoro e chiusura di aziende. Nel caso non ve ne foste accorti, ci siamo già dentro!


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