Come-pagare-il-10-per-cento-di-tasse

F35 l’aereo che si rompe ogni 4 ore

Secondo il dipartimento alla Difesa Usa l’F35, il moderno caccia della Lockheed manifesterebbe problemi di ogni genere, dal software all’affidabilità, alla gestibilità in fase di utilizzo

F-35-cacciabombardiere

In un dettagliato rapporto un centro studi americano, commissionato dal Pentagono, elenca i tanti problemi tecnici che renderebbe il velivolo praticamente inutilizzabile in fase di utilizzo. L’F35 si romperebbe, in media, ogni 4,5 ore, impiegando 12 ore per ogni intervento di riparazione.
Praticamente passerebbe in media 1 ora in volo e 3 in un hangar per manutenzione e riparazione

Un autentico “bidone” dunque questo F35, che il governo italiano non si rassegna ad eliminare fra le sue spese di bilancio per il settore della Difesa.
Ci chiediamo, a questo punto, perché! Forse qualcuno “mangia” alle spalle delle spese che l’Italia sostiene per la difesa?

Non è impossibile che questo avvenga, dato che la corruzione del nostro paese è stimata in circa 60 miliardi di euro l’anno, circa il 50% dell’intera Unione Europea.

L’F35, il nuovo costosissimo caccia della Lockheed-Martin

L’elenco dei problemi manifestati dall’inizio del progetto “F35″ è praticamente infinito: sembra che ogni volta che si riscontra un problema o un difetto, nel cercare di risolverlo si vengano a creare altrettanti difetti a catena, creando un vortice di problemi senza fine.

Quando fu presentato il progetto si parlò del “cacciabombardiere del futuro”, ma i guai di messa a punto rischiano di renderlo operativo fra 50 anni… A sottolineare le difficoltà del caccia più costoso della Storia sono nientemeno che i tecnici del Pentagono, che per conto della Difesa USA svolgono il delicato ruolo di supervisori del programma di sviluppo del “Joint Strike Fighter“.
Sin dall’inizio del progetto ne hanno evidenziato i punti deboli, che vanno dai problemi riscontrati alle funzioni automatizzate applicate al casco di comando… alla vulnerabilità dell’F35 ai fulmini!

L’ultimo rapporto è firmato da Michael Gilmore, capo della sperimentazione del Pentagono: secondo i test condotti sul campo, in questa fase dello sviluppo è emerso che le prestazioni sull’operatività complessiva del velivolo continuano ad essere “immature” e rendono necessarie “soluzioni industriali con assistenza e lavori inaccettabili per operazioni di combattimento”. In sintesi la macchina è inaffidabile. Sotto accusa è fra l’altro la robustezza complessiva di fusoliera e motori: in almeno cinque occasioni i tecnici hanno trovato “significativi segni di cedimento”, cioè crepe strutturali, che richiederanno nuovi aggiustamenti e con tutta probabilità un aumento del peso dei diversi elementi, e quindi dell’aereo nel suo complesso, con una conseguente diminuzione delle prestazioni.

La Lockheed-Martin sostiene che le debolezze delle paratie segnalate nel rapporto Gilmore sono già state sistemate, ma non precisa con quali interventi (se con irrobustimenti strutturali, quindi con aumenti di peso), limitandosi a segnalare che l’uso dell’alluminio ha il vantaggio di evitare carichi eccessivi.
Rispetto alle stime iniziali del progetto il peso del cacciabombardiere è ormai vicino al limite stabilito nelle specifiche previste dalle Forze armate Usa, quindi lo spazio che rimane per le correzioni è molto limitato, sostiene Gilmore.

Anche il software di gestione, che risulta essere estremamente complicato, è un problema: soprattutto nella versione “B” a decollo corto e atterraggio verticale, destinata al corpo dei marines ma fortemente voluta anche dalla Difesa italiana per sostituire gli Harrier sulla portaerei Cavour.

Il rapporto di Gilmore definisce le prestazioni dell’F35 “inaccettabili” e dubita che il caccia possa essere operativo entro la fine del 2015.
Lockheed-Martin invece garantisce di poter fornire entro giugno come combat-ready gli 8,4 milioni di linee del software di gestione completo.

Molto duro il giudizio della Rete Italiana per il Disarmo, che chiede la cancellazione del programma F-35: “Al di là di problematiche tecniche o di intoppi dal punto di vista dello sviluppo è infatti la situazione complessiva del programma, con i ritardi conseguenti, che dovrebbe destare preoccupazione anche a livello del nostro Governo e del nostro Ministero della Difesa”, scrive su Altreconomia il coordinatore della campagna, Francesco Vignarca: “Il rischio è che i Paesi che hanno fatto affidamento su questi “nuovi” F-35 debbano trovarsi a considerare la necessità di utilizzare altri velivoli, almeno per un certo lasso di tempo, per ovviare ai buchi di disponibilità operativa che sicuramente ci saranno”.

Secondo l’azienda americana il rapporto Gilmore registra anche progressi ed è in sostanza parte del dibattito legato ai fortissimi stanziamenti necessari, prova di trasparenza da parte del Pentagono. Ben diverse le condizioni in Italia, le scelte della Difesa sembrano sottratte a ogni possibilità di valutazione. Ne è una prova il rapporto diffuso nei giorni scorsi dal Center for International Policy, un centro studi americano secondo cui la Lockheed ha “grandemente esagerato” nel valutare il numero di posti di lavoro creato dal programma F-35, e le cifre indicate andrebbero dimezzate. Nonostante l’Italia ospiti il secondo stabilimento di costruzione dell’F-35, e le decisioni strategiche siano state prese tenendo conto dell’occupazione, nessuno alla Difesa ha commentato il rapporto.

Riusciremo a svincolarci prima di prendere questo ennesimo “bidone”?

Lo staff di Webmaster-Roma.com


    No comments to display