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Crisi per l’IT anche nel 1° semestre 2011

I dati sul mercato ICT (IT + TLC) del nostro Paese, presentati da Assinform, evidenziano una tendenziale diminuzione del fatturato.
Diminuzione che nel 1° semestre 2011 è stata del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2010.

Anche il mercato dell’IT ha registrato una contrazione, con un fatturato complessivo nel 1° semestre 2011 di 8.763 milioni di euro, evidenziando rispetto allo stesso periodo del 2010, uno slittamento di -1,7%.
La contrazione registrata risulta più contenuta rispetto a quella dell’anno precedente (1° semestre 2010 sullo stesso periodo del 2009), che era stata del -2,5%, e soprattutto del 2009 (sul 2010) che è stata del -9%.

Il calo della contrazione può essere letto come sintomo dello sforzo, da parte delle imprese, nel continuare ad effettuare investimenti in IT, anche in condizioni di criticità, per mantenere la propria competitività sul mercato.
Uniche note positive i servizi Mobile e le connessioni fisse a larga banda.

Pur a fronte di evoluzioni qualitative nell’ambito delle applicazioni Mobile, del Cloud Computing, dell’informatica personale e dei pagamenti permane quindi ancora lo stato di crisi, trainato principalmente dal calo delle vendite dei PC (-12,8%).
Si prevede che l’attuale trend perdurerà nei prossimi mesi, con il rischio di un ulteriore peggioramento.
A seguito della manovra finanziaria di agosto, infatti, è logico prevedere un peggioramento della recessione già in atto.

Le stime sul trend del settore IT nell’anno 2011, sono in un range che va da una riduzione della domanda di -1,2%, nell’ipotesi più favorevole, un -2,8% in quella più pessimista. Queste le stime riportate da Paolo Angelucci, Presidente di Assinform, durante una conferenza stampa tenuta a Milano, riguardante una analisi sull’andamento dei settori IT e Tlc nel primo semestre 2011.
L’analisi è stata realizzata in collaborazione con NetConsulting.

Dall’indagine, condotta su un campione di aziende associate, emerge come in questo momento le medie e grandi imprese dell’It manifestino uno stato di sofferenza sull’andamento di fatturati (in peggioramento per il 25% delle medie rispetto al 14% rilevato ad aprile, per il 7% delle grandi rispetto al 5% di aprile) segno dei tagli di spesa, del differimento degli investimenti da parte soprattutto dei grandi clienti: la Pa, il settore bancario, la grande distribuzione, l’industria, situazione ancor più aggravata dai crescenti ritardi di pagamento. Gli ordinativi sono in peggioramento per il 25% delle piccole e delle medie (rispettivamente il 23% e il 14% ad aprile), mentre per l’occupazione la gravità della crisi si manifesta con una diminuzione del numero dei dipendenti del 29% nelle grandi imprese e del 25% nelle medie (rispettivamente 5,6% e 14,3% ad aprile), mentre per i consulenti il peggioramento riguarda il 25% delle medie (ad aprile le medie si dividevano fra 57% stabile e 43% migliorato), mentre nelle grandi imprese riappare la voce “molto peggiorato” per quasi l’8%. In generale per tutte le imprese dell’IT si rileva un crescente indebitamento ed una crescita preoccupante dei crediti insoluti o in sofferenza, in peggioramento per il 27% del campione, a fronte del 17,5% rilevato ad aprile.

“Ma attenzione il rosso dell’IT non riguarda solo la crisi di un settore – ha messo in guardia il presidente di Assinform – qui siamo di fronte a un pesante colpo di freno sulle capacità stesse di ripresa dell’intera economia italiana. L’IT è chiamato più di altri settori industriali a continui e crescenti investimenti per tenere il passo dell’innovazione, la sua capillarità e trasversalità ne fanno un settore base delle economie globalizzate. Le tecnologie digitali, accessibili a tutti a basso costo sono il più potente fattore di accelerazione e moltiplicatore dello sviluppo, con capacità di impattare rapidamente sull’efficienza dei processi, sul valore di prodotti e servizi, sulla qualità della vita. Dalla depressione della domanda IT, dalla grave sottovalutazione delle potenzialità dell’Ict di cui l’Italia soffre da anni, discende l’immobilismo del Paese, che ha grosse difficoltà a produrre nuove e significative opportunità di sviluppo”.

“Il processo di digitalizzazione, tuttavia, non è fermo, ma viaggia ormai soprattutto a livello locale, attraverso i piani e l’azione propulsiva di alcune Regioni e a livello spontaneo, grazie a spinte dal basso. Tanti gli esempi virtuosi, uno per tutti quello dell’Emilia Romagna, dove l’amministrazione regionale, intensificando la digitalizzazione, risparmia su carta, energia, spazi, trasporti per milioni di euro, ed ha stimato che se in tutte le l’amministrazioni regionali italiane si facesse allo stesso modo si risparmierebbero solo per queste voci almeno 40 milioni di euro, migliorando anche la qualità dei servizi. Il successo dei tablet: questi ultimi nei primi sei mesi dell’anno hanno registrato una crescita del 347% passando dalle 89.000 unità vendute nel primo semestre 2010, alle 398.000 di giugno 2011. Un altro piccolo, ma significativo segnale positivo è costituito dalla risalita del software a +0,3%, rispetto al – 1,2% registrato a fine primo semestre dell’anno precedente, a riprova del fatto che le imprese continuano a investire, anche se meno di prima”.

“Oggi finalmente si riparla di crescita al tavolo del Ministero dell’Economia – ha proseguito il presidente di Assinform – bene, è giunta l’ora di scommettere sull’Ict. Questo settore, attraverso l’asta sulle frequenze Lte, riverserà nelle casse pubbliche risorse dell’ordine di almeno 1 miliardo di euro in più rispetto a quelle preventivate. Una parte dovrebbe essere utilizzata nei progetti di digitalizzazione nelle pubbliche amministrazioni. Ipotizzando l’impiego di solo 200 milioni di euro verrebbero, così, attivati dal sistema delle imprese investimenti per almeno 1 miliardo di euro in innovazione ICT . L’effetto totale sarebbe di grande accelerazione dell’economia e dello sviluppo su tutti i fronti, perché questo è il fattore moltiplicatore delle tecnologie digitali. E’ una scelta che ci attendiamo dal Governo attraverso il preannunciato decreto per lo sviluppo”.

Angelucci ha poi concluso:- “Non ci sono alternative: la digitalizzazione è un percorso strategico di crescita per il Paese, e di incremento occupazionale”- indicando fra le priorità, a costo zero per le finanze pubbliche: –“la rimozione delle le condizioni normative che impediscono un’ ampia e rapida diffusione dell’innovazione digitale, il rilancio del tavolo sulla banda ultralarga, la privatizzazione delle società pubbliche di Ict, il sostegno ai processi di aggregazione delle imprese per condividere servizi e infrastrutture avanzate, regole concorrenziali e trasparenti per qualificare le gare pubbliche dei servizi IT, garantire il ritorno delle investimenti per la Pubblica Amministrazione e rendere certi i tempi dei pagamenti”.

Il dettaglio dei dati

Il mercato dell’ICT – Informatica (IT) e Telecomunicazioni (TLC) – si è attestato a metà 2011 a quota 28.913 milioni di euro, con un calo di -2,4% eguale a quello registrato nel primo semestre dell’anno precedente.
Il mercato dell’informatica, 8.763 milioni di euro ha mostrato uno slittamento (-1,7%) più contenuto rispetto alla prima parte del 2010 (-2,5%) e soprattutto del 2009 (-9%), a conferma dello sforzo delle imprese di continuare comunque ad investire in IT anche in condizioni di criticità. In questo senso vanno anche i cali molto modesti delle componenti dei servizi (-1,2%, contro il -3,7% del primo semestre 2010) e dalla tenuta del software (+0,3, a fronte del – 1,2% del primo semestre 2010). Questo mentre sul calo dell’hardware (-4,1%) hanno influito oggettivamente una difficoltà di mercato e il calo dei prezzi.
Il mercato delle telecomunicazioni (apparati, terminali e servizi per reti fisse e mobili) è risultato pari a 20.150 milioni, con un calo (-2,7%) che appesantisce ulteriormente quello dell’anno prima (-2,3%), ancora per effetto di evoluzioni fisiologiche sul fronte delle componenti di rete fissa e di evoluzioni tariffarie non compensate da maggiori volumi di traffico nelle aree di punta (servizi in banda larga, servizi valore aggiunto su rete mobile, ecc.)..

Informatica -1,7%

Il mercato italiano dell’IT (8763; -1,7%) – pur mostrando evoluzioni qualitative interessanti sui fronti delle applicazioni mobili, del cloud computing, dell’informatica personale, dei pagamenti – permane in una fase recessiva. Le componenti assunte a indicatore della volontà di innovare (software e servizi) sono quelle che meno hanno sofferto, senza però compensare un calo dell’hardware che dà conto dei limiti oggettivi a investire in un contesto di stagnazione.
Nell’hardware, il calo delle vendite in valore (-4,1%, da rapportare al -1,1% del primo semestre 2011) è testimoniato soprattutto dal calo delle vendite di PC (3.129.000 unità, -12,8%), risultante da un calo marcato dei portatili (2.100.000 unità, -14,6%) e dei desktop (940.000, – 9,7%), non certo compensato dal lieve incremento del PC server (89.000, +1,6%) . Il calo riporta i risultati di vendita in volume al di sotto dei livelli del primo semestre del 2009, dopo il forte ricupero del primo semestre del 2010 (3.587.600 unità, + 16%). Tutto questo in volumi. Infatti, il risultato in valore ha sofferto anche di un calo dei prezzi medi unitari del 3-4%. Nota positiva del comparto è il decollo dei tablet PC, che con 398.000 unità mostrano vendite quadruplicate rispetto al primo semestre del 2010.
Nel software (1.937 milioni di euro) il mercato ha tenuto, mostrando anche un lieve incremento (+0,3% contro il -1,2% del periodo corrispondente dell’anno prima). Stentano a ripartire i progetti più corposi, ma le imprese cercano comunque di non trascurare le dotazioni IT. Infatti, il software di sistema (255 milioni) ha contenuto il calo al – 0,8% contro il -1,2% del primo semestre 2010; il software applicativo (1.127, – 0,2%) è rimasto pressoché stabile, mentre il middleware (555 milioni) è cresciuto dell’1,8%. In chiave di resistenza alle difficoltà congiunturali vanno interpretati anche gli andamenti nei servizi IT (4.164 milioni), che calano ancora, ma di poco (-1,2% nel complesso) e assai meno che nel primo semestre del 2010 (-3,7%) e del 2009 (-7,3% ). In questo caso gioca a sfavore del mercato la pressione sulle tariffe, che potrà attenuarsi solo con una ripresa complessiva della domanda IT e con criteri di assegnazione di gare e commesse più orientati alla qualità ed efficacia delle prestazioni che al minimo prezzo.

Telecomunicazioni: -2,7%

Nel primo semestre 2011 il mercato delle telecomunicazioni (apparati, terminali e servizi per reti fisse e mobili) ha raggiunto i 20.150 milioni di euro (-2,7%), limando al ribasso la già modesta performance dell’anno prima (-2,3%). Tutte le componenti sono risultate in affanno: le infrastrutture (1.615 milioni, in calo del -3,3%, dopo il -5,6% dell’anno prima), che continuano a soffrire di un quadro di riferimento incerto; i terminali (2.490 milioni, -0,8%); e la componente più corposa, quella dei servizi (16.045 milioni- 2,9%, dopo il – 2,2% dell’anno prima), per la prosecuzione di lanci di tariffe al ribasso, integrate voce-dati e promozionali, sia sul fronte mobile che fisso.
L’altra vista del mercato complessivo delle telecomunicazioni, quella per fisso e mobile (11.145 milioni per il mobile, -1,4%; 9.005 milioni per il fisso, -4,3%) non fa che accentuare le difficoltà dello scorso anno, evidenziando la raggiunta maturità del segmento mobile.

Nei servizi tutte le componenti più tradizionali sono risultate ancora in calo: servizi tradizionali di fonia, dati e connettività su rete fissa (5.430 milioni, – 6,6%, nonostante l’incremento del traffico Internet)e servizi voce su rete mobile (6.040 milioni, -5%). Sono invece cresciuti i servizi a valore aggiunto su rete fissa (1670 milioni, +2,1% e mobile (SMS, MMS, Internet), con 2.905 milioni di servizi erogati, in crescita di un buon 6,8%.
Il mobile vede crescere ancora del 3,2% (a 96 milioni) il numero di linee e dell’1,1% quello degli utenti attivi (47 milioni, in gran parte con più linee, legate anche ad internet key e tablet connessi).
E’ anche cresciuto, ma di poco (5,2%) il numero di connessioni in banda larga, che ora interessano oltre 13,6 milioni di utenti (96,6% in modalità XDSL e 3,4% in fibra ottica).

Previsioni incerte

Sulle previsioni dei mercati dell’IT e delle TLC per l’intero 2011 gravano le recenti revisioni al ribasso sui fondamentali macroeconomici del Paese. Per l’intero anno, ci si attende un calo del mercato aggregato delle telecomunicazioni (apparati, terminali e servizi) compreso tra il -1,5 e il -4,1%. Per l’IT nel suo complesso (hardware software, assistenza e servizi) il calo atteso è più contenuto, tra il -1,2% e il -2,8%.

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