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Mentre l’Italia cola a picco… gli imprenditori italiani scappano in Bulgaria!

L’Italia sta affondando e gli italiani continuano l’esodo verso altri paesi: Germania, Inghilterra… e adesso anche la Bulgaria!

Il nuovo governo della Bulgaria, con un bilancio già stabile ed un debito pubblico al 18% (mentre il nostro si avvicina pericolosamente al 130%!), vara nuovi incentivi fiscali.

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Come potete facilmente constatare, molti sono i siti che consentono ai nostri imprenditori di aprire una società in Bulgaria, o comunque di entrare in contatto con clienti e fornitori del Paese.

Come pubblicato su il Sole 24 ore (e non “pizza e fichi”…!), il governo della Bulgaria sta avviando una politica di sviluppo del proprio tessuto imprenditoriale, per consentire al paese dei balcani, già solido e con i conti a posto, di incrementare il PIL e diminuire la disoccupazione!

Ecco un estratto dall’articolo:

“Per il gruppo energetico trentino Pvb, l’investimento da 115 milioni di euro in Bulgaria non avrebbe avuto lo stesso successo, se alla guida dei progetti nel comune di Svoge non ci fosse stato Plamen Dilkov. Quarantadue anni, un passato in Russia, ma soprattutto una laurea in ingegneria in Italia con vent’anni di vita a Trento. E naturalmente, natali bulgari. Un perfetto trait d’union fra due culture. La conoscenza del settore professionale unita alla conoscenza del Paese di destinazione dell’investimento.

Persone come Dilkov possono essere la chiave di successo dell’internazionalizzazione d’impresa, soprattutto per una Pmi. Nativi di Paesi esteri, oppure italiani che oltre confine hanno studiato e lavorato: ecco le risorse umane capaci di fare la differenza in un investimento. Per la Pvb, Dilkov ora è diventato l’amministratore delegato della controllata bulgara: «Su commessa del comune di Svoge – racconta – stiamo realizzando nove piccole centrali idroelettriche. Un business che si è aperto per caso: durante una missione in Bulgaria i vertici dell’azienda hanno incontrato le istituzioni di Svoge, si sono piaciuti e il progetto è andato alla Pvb senza troppe lungaggini».”

Veniamo ora alla situazione economica della Bulgaria

“«I fondamentali della Bulgaria rimangono solidi con buone potenzialità di crescita a partire dal 2014» ha detto Andrea Casini, direttore generale Unicredit Bulbank, che la scorsa settimana ha partecipato a Sofia a un convegno dedicato proprio alle nostre “multinazionali tascabili”, organizzato da Ice e Confindustria Bulgaria. «Il sistema fiscale e bancario del Paese sono stabili – ha aggiunto – e l’ambiente industriale è favorevole agli investimenti sia sotto il profilo dei settori più tradizionali come agroindustria, metalmeccanica, tessile e calzaturiero, sia per settori più innovativi come energia e nuove tecnologie. Negli ultimi tre anni il portafoglio crediti di UniCredit Bulbank per quanto riguarda le società italiane è raddoppiato».

Sofia costituisce dunque un terreno fertile per le nostre piccole imprese, e le nuove condizioni fissate dal neoeletto governo bulgaro possono rappresentare un ulteriore incentivo agli investimenti: «Per favorire lo sviluppo delle aree più arretrate – spiega Pietro Luigi Ghia, presidente di Confindustria Bulgaria – è stata appena approvata l’esenzione fiscale per 15 anni per chi investe. Entro un mese, inoltre, sempre per le zone depresse, verranno varate ulteriori agevolazioni di carattere contributivo». Piove sul bagnato: in Bulgaria le tasse sugli utili sono già al 10% (come le tasse sui redditi, indipendentemente dall’importo dello stipendio) e i salari medi netti si aggirano tra i 200 e i 400 euro mensili, cui va aggiunto un 27% per le aziende di contributi (pensionistici) da versare. «Senza contare – aggiunge Ghia – che lontano da Sofia e Plovdiv, cioè le zone più industrializzate del Paese, il costo del lavoro è già più basso del 40 per cento».

La Bulgaria è un investimento strategico anche per la Rigoni di Asiago e le sue marmellate biologiche, perché consente loro di produrre direttamente la frutta da lavorare, diminuendo la quota di quella acquistata all’estero da coltivatori terzi: «Siamo arrivati qui nel 1993, quando il core business della nostra azienda era il miele – racconta l’ad, Andrea Rigoni – poi siamo passati alla raccolta di frutta spontanea di bosco, e ora produciamo qui praticamente tutte le fragole delle nostre confetture».

L’investimento della Rigoni di Asiago dimostra che si può scegliere la Bulgaria non solo per i costi bassi, ma anche per la qualità: «Per noi produrre qui non è poi così vantaggioso – prosegue l’ad – piuttosto il Paese ci offriva perfette caratteristiche climatiche nonché grande disponibilità di terreni lontani da produzioni inquinanti». Certo, le difficoltà non sono mancate: «È dai tempi del crollo del regime che qui si aspetta la riforma agraria, e questo non solo ci rende impossibile acquisire i terreni, ma a volte fa diventare complesso persino il loro affitto». E il recente scandalo dei frutti di bosco con tracce di epatite A provenienti dall’Europa dell’Est? «Quando si raccolgono i frutti spontanei, come i mirtilli – dice l’ad – il rischio c’è in tutto il mondo, non solo in Bulgaria. E non per questo disinvestiremo dal Paese. L’unica cosa da fare è continuare con i controlli in fase di lavorazione, che noi facciamo da tempo».”

Leggendo questo articolo sicuramente vi starete chiedendo cosa ci fare ancora in un Paese, l’Italia, che sta facendo tutto il possibile per ridurvi alla miseria…!
D’altronde con una pressione fiscale ed una burocrazia come la nostra c’è forse scampo per qualcuno???

Noi ci siamo già dati una risposta.

Lo staff di Webmaster-Roma


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